CATASTO

La pianificazione delle reti sentieristiche si completa con le opere sul campo e con la realizzazione del CATASTO DEI SENTIERI, fondamentale mezzo per archiviare, conoscere e organizzare le informazioni e i dati tecnici associati ai sentieri. Qui sotto si possono scaricare:

 icopdf Tutti i sentieri SAT

icopdf  Sentieri alpini

icopdf Sentieri attrezzati

icopdf Vie ferrate

 

[table caption=”Riepilogo catasto sentieri SAT al 31/12/2018″ width=”500″ colwidth=”20|150|150|150|150″ colalign=”center|center|center|center|center”]
Codice,Tipologia,Numero,Lunghezza (m),Lunghezza attrezzature (m)
SA,Sentieri Alpini,858,4.376.280,436
SAA,Sentieri Alpini Attrezzati,123,866.990,8.364
VF,Vie Ferrate,70,265.090,19.956
Totali[attr colspan=”2″],1.051,5.508.360,28.756

[/table]

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STORIA

IL PIANO REGOLATRE DEI SENTIERI E SEGNAVIA SAT

 

Fin dalla sua costituzione la SAT si è impegnata, in base alle esigenze locali e ai momenti, a recuperare vecchi sentieri, a tracciarne di nuovi dove prima non ne esistevano, facilitando così il cammino dei primi alpinisti.
Accanto ai lavori di tracciatura e di sistemazione del fondo dei sentieri si posero anche dei segnali colorati lungo i vari itinerari, tali da renderli più facilmente individuabili agli occhi di chi non conosceva quei luoghi.
La segnaletica dei sentieri non era frutto di un’iniziativa organica e ogni località predispose un proprio tipo di segnaletica usando colori diversi e tabelle direzionali di varia fattura.strobele

Nel 1932 GIOVANNI STROBELE (nella foto a fianco), attivo segretario amministrativo della SAT, che avvertì l’esigenza di pianificare gli interventi per coordinare meglio gli sforzi, concepì, con la collaborazione di un’attiva commissione sentieri (formata dallo stesso Strobele, Antonio Trettel, Carlo Colò, Adolfo Castelli, Emilio Filati, Alfredo Volpi, Oscar Dallabrida e dal presidente Vittorio Emanuele Fabbro) un piano organico a livello provinciale per l’individuazione e la numerazione degli itinerarii che interessavano gli alpinisti. Il progetto, concepito con notevole lungimiranza, venne poi approvato dal CAI nel Congresso nazionale dei soci tenuto a Cortina d’Ampezzo nel 1933.

Nasceva così il “Piano regolatore dei sentieri e segnavia della SAT” (detto anche “Piano Strobele”) la cui realizzazione fu awiata nel 1946/47.
Esso suddivide il territorio della provincia di Trento in due grandi aree pressoché equivalenti, separate longitudinalmente dal Fiume Adige:
Trentino occidentale e Trentino orientale.

catasto_vecchio

A loro volta sono ripartite in zone o settori corrispondenti a gruppi montuosi omogenei, che per la parte occidentale sono 6 e per quella orientale 7, delimitate dai fondovalle e dai confini provinciali.
Per l’individuazione dei percorsi ogni sentiero porta un numero di tre cifre, la prima delle quali, indica la zona e le altre due da 00 a 99, il sentiero stesso. All’assegnazione numerale dei sentieri si combinò quello della segnaletica uniformata nella simbologia e nei colori. Questo criterio si tentò di estenderlo però con scarsi risultati anche ai versanti dei gruppi montuosi di competenza delle province attigue.
Infatti solo una parte dei sentieri collegati alla provincia di Bolzano (Val d’Ultimo, costiera della Val di Non/Oltradige, Sassolungo, Val Gardena e Val Badia), in parte a quella di Belluno (Gruppo Marmolada e Pale di S. Martino) e sul Baldo veronese, portano una numerazione raccordata con quella del Piano SAT.
Altrove, ad esempio, sul versante meridionale della Catena delle Vette Feltrine, della catena Cima Dodici/Ortigara, del Pasubio, delle Piccole Dolomiti, seppure la numerazione dei sentieri sia a tre cifre, la continuità nella pianificazione è venuta meno, creando una situazione di scollegamento evidenziata sul terreno e nella cartografia turistica. Oltremodo carente risulta tuttora l’integrazione con la rete sentieristica della provincia di Brescia.


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