LE TAPPE

di  Tarcisio Deflorian

L’Itinerario glaciologico ‘Vigilio Marchetti’ è una lunga escursione, con caratteristiche anche alpinistiche, che si sviluppa completamente nell’ambito del Gruppo dell’Adamello e permette di inoltrarsi nei suoi straordinari ambienti: dalle profonde vallate alle alte vedrette, passando per boschi, malghe, pascoli, rifugi, laghi, torrenti e molto altro ancora, comprese le testimonianze della Prima guerra mondiale.

Ideato nel 1994 da Commissione Scientifica e Comitato Glaciologico Trentino della SAT, viene ora riproposto ampliato con base di partenza dall’Alta Val di Genova, ma altri potrebbero essere i punti di avvio. L’anello si sviluppa in quattro tappe (inizialmente erano tre) che possono diventare cinque se si decide di pernottare anche al Rifugio Lobbia Alta, dedicando un’intera giornata allo straordinario ambiente dei ghiacciai dell’Adamello, con la salita alla cima dell’Adamello, o a visitare i luoghi della guerra bianca, sulle tracce di quello che fu il più alto fronte di guerra.

L’intero tracciato si percorre in circa 25 ore effettive di cammino e si sviluppa fra i 1100 e i 3000 metri di quota, sui sentieri 212, 236, 240, 222, 215, 218A e 214, sul ghiacciaio dell’Adamello-Mandrón, sul ghiacciaio della Lobbia centrale di Val di Fumo e in prossimità a quello di Làres. Il dislivello complessivo è di 3150 metri in salita e 3500 metri in discesa.

L’itinerario, nella seconda tappa, presenta caratteristiche alpinistiche e richiede quindi adeguata attrezzatura; ai meno esperti è consigliato di affidarsi ad una guida alpina. Rispetto al percorso originario, che si sviluppava in tre tappe e superava l’impegnativo Passo di Cavento, nel corso del 2014 si è deciso di modificare il tragitto, andando ad interessare anche la Val di Fumo e la Val di Làres. Il nuovo percorso, inaugurato nel settembre 2015, viene pertanto proposto come segue:

 

1a tappa Val di Genova/Malga Bédole – Rifugio Bédole – Rif. Mandrón
(dislivello +900 m – ore 3 – difficoltà E);
2a tappa Rifugio Mandrón – Rif. Lobbia Alta – Passo Val di Fumo – Rif. Val di Fumo
(dislivello +650 m, -1.150 m –  ore 8-9 – difficoltà EEA);
(la tappa può essere sdoppiata al Rifugio Lobbia Alta)
3a tappa Rifugio Val di Fumo – Passo delle Vacche – Rif. Carè Alto
(dislivello +1050 m, -450 m – ore 5 – difficoltà EE);
4a tappa Rifugio Carè Alto – Pozzoni – Lago di Làres – Ponte Rosso/Val di Genova
(dislivello +550 m, -1900 m; ore 8 – difficoltà EE).

 

TAPPA 1

L’Itinerario ‘Vigilio Marchetti’ ha inizio nei pressi della Malga Bédole, nella vasta spianata del Pian del Cuch (m. 1558) dove si arriva col servizio di bus navetta o in auto.

Per strada sterrata si raggiunge in mezz’ora il Rifugio Bédole ‘Adamello Collini’ (m. 1641), dove si imbocca il sentiero SAT 212 che, attraverso un bosco di conifere, rimonta con numerosi tornanti le balze rocciose che stanno alla base della Val Ronchina.

Oltrepassata la loc. Mezza Via (m. 2100) con panorama sempre più ampio verso i ghiacciai della Lobbia e del Mandrón, si superano due facili tratti attrezzati (Crozzetti) lungo altrettante cenge e dopo un lungo traverso fra i pascoli si arriva al Centro Studi Adamello ‘Julius Payer’ (m. 2425), coi vicini ruderi del Mandrónhütte, e poco oltre il Rifugio Mandrón ‘Città di Trento’ (m. 2442) (Ore 3).

Il rifugio è posto a monte di alcune conche glaciali in cui si trovano i laghetti del Mandrón, al centro di uno scenario alpino di rara bellezza, di fronte al ghiacciaio del Mandrón. Consigliabile la visita al soprastante Lago Scuro (m. 2668) che si raggiunge in circa 45 minuti, percorrendo il sentiero 209, verso il Passo del Maroccaro.

TAPPA 2

Si tratta dell’unica tappa con caratteristiche alpinistiche, sconsigliata agli inesperti se non accompagnati da guida alpina o alpinisti esperti.

Dopo la sosta al Rifugio Mandrón, di buon’ora si prende il sentiero 236 che cala nella suggestiva conca coi laghetti del Mandrón per dirigersi verso la morena laterale della Vedretta del Mandrón. Con l’ausilio dell’attrezzatura alpinistica ci si inoltra con direzione sud-est nel ghiacciaio, aggirando i frequenti crepacci e facendo attenzione a quando la presenza della neve li rende poco individuabili e quindi più pericolosi. Attraversato il ghiacciaio, dopo una più ripida salita, si raggiunge il Passo della Lobbia Alta e il vicino, grande Rifugio Lobbia Alta ‘Ai caduti dell’Adamello’ (m. 3020) (ore 3).

Qui, se si dispone di una giornata in più, è consigliabile interrompere la tappa, per dedicarla a visitare i dintorni che sono disseminati di testimonianze della Prima Guerra Mondiale. Da valutare, inoltre, calcolando i tempi già dal primo mattino, la salita alla cima del Monte Adamello e/o del Corno Bianco.

Dal Rifugio Lobbia Alta si valica il vicino omonimo passo e si cala leggermente nel versante orientale sul ghiacciaio della Lobbia Centrale di Val di Fumo; lo attraverseremo lungamente a mezzacosta e in direzione sud-est fino a raggiungere l’amplissimo Passo di Val di Fumo (m. 2980) simile a un altopiano ghiacciato, attorniato dalle cime del Corno di Cavento e del Crozzon di Làres, a levante, e dalle creste del Dosson e del Monte Fumo, a sera.

Dal passo si piega verso sud, lungo il ghiacciaio, prima piano e poi leggermente più ripido, che si esaurisce ben presto sulle rocce granitiche dell’Alta Val di Fumo. Spettacolare è la vista sull’intera vallata dalla perfetta forma ad ‘U’: uno degli esempi più imponenti di valle glaciale alpina. Raggiunti gli ometti in pietra e i segnavia del sentiero 240, si scende rapidamente per le banconate di tonalite (attenzione in caso di vetrato) che cingono la testata della valle: è il luogo ideale per gli stambecchi. Dopo un più ripido e articolato salto roccioso, in minima parte attrezzato, si arriva alla base della parete (m. 2550 circa) dove inizia il lungo percorso su terreno morenico che precede la più alta delle verdi e suggestive conche delle Levade. Il sentiero si mantiene costantemente sulla destra orografica del Fiume Chiese, aggirando grandi massi e ontaneti; al bivio della Casina delle Levade (m. 2050), lascia sulla destra il sentiero 247, che conduce alla Porta di Buciaga, e prosegue fino al bivio col sentiero 222A (m. 1950 circa). Qui si può scegliere se raggiungere il Rifugio Val di Fumo, in circa mezz’ora, continuando per il sentiero 240, passando dalla Malga Val di Fumo, oppure oltrepassare subito il fiume e proseguire sulla sponda opposta per i sentieri 222A e 222; il tempo impiegato è più o meno lo stesso. (totale 8-9 ore)

L’accogliente rifugio (m. 1909) si trova in bella posizione, su un piccolo promontorio al limitare di un lariceto, dove la Val di Fumo piega leggermente e consente di vederne sia la testata che il tratto più a valle, con la diga e il Lago di Malga Bissina.

TAPPA 3

Il tragitto è completamente sul sentiero 222. Dal rifugio Val di Fumo si percorre verso nord per un breve tratto la Val di Fumo e, in corrispondenza del bivio col sentiero 222A, che prosegue per il fondovalle, si gira a destra per risalire un ampio e ripido vallone. Il sentiero è piuttosto scomodo, segnato per lunghi tratti dall’erosione, e guadagna progressivamente quota, spostandosi sul fianco destro, fino ad un costone morenico da dove si domina in modo spettacolare l’intera vallata, mentre in alto sovrasta la mole rocciosa del Carè Alto. Dopo un’ultima rampa si raggiunge finalmente il Passo delle Vacche (m. 2854), sullo spartiacque fra la Val di Fumo e la Val di San Valentino. Il sentiero ora si abbassa fra i sassi, alla testata della Val Dosson Alta e, dopo aver intercettato l’itinerario 224, che arriva dalla Valletta Alta e dalla sottostante Casina Dosson, attraversa la Bocca di Conca (m. 2674). Passati nel versante dell’Alta Val di Borzago, con vista sempre più ampia verso le Dolomiti di Brenta, fra macereti, magri pascoli e rocce montonate, si cala progressivamente in direzione nord-est fino a raggiungere il Rifugio Carè Alto, dedicato all’ing. Dante Ongari, studioso di queste montagne e presidente della SAT dal 1967 al 1969 (m. 2459) (ore 5).

TAPPA 4

Per godere appieno di questa tappa, dell’ambiente e delle peculiarità storiche e naturalistiche, ma anche in considerazione della sua lunghezza, si consiglia di partire al mattino presto.

Appena fuori dal Rifugio Carè Alto, si scende per la gradinata del caratteristico intaglio del ‘Bus del Gat’ e per il sentiero 215 si attraversa, grazie ad un passaggio su funi sospese, il Rio Niscli, quando è ancora al minimo della portata.

Poco oltre si abbandona il sentiero che porta al Passo Altari e si sale lungo la traccia del segnavia 218A fino alla Sella di Niscli (m. 2870) coi vicini laghetti glaciali dei Pozzoni. Qui, fino a pochi decenni fa, arrivava uno dei rami laterali del ghiacciaio di Làres, attualmente ritiratosi di qualche centinaio di metri. I segnavia conducono a sfiorare la sommità della cima dei Pozzoni, dove si trovano le testimonianze di quello che fu uno dei maggiori centri nevralgici del sistema difensivo austroungarico del fronte adamellino. Il percorso è emozionante e, dopo aver superato un piccolo tratto attrezzato, si abbassa fra massi e rocce montonate fin nei pressi del Passo dei Pozzoni (m. 2800). Si continua seguendo verso nord-ovest il segnavia 214 che, ondulando a monte del Lago inferiore dei Pozzoni, chiamato anche Lago della Busa del Morto, raggiunge il crinale che costeggia il ghiacciaio di Làres; tratto questo usualmente innevato fino ad estate inoltrata. Si cammina ora a lungo per il panoramico crinale (m. 2834) su un camminamento della Prima guerra mondiale, seguendo la linea del fronte austroungarico; il terreno è disseminato di numerosissime testimonianze (trincee, bunker, muri a secco, scalinate, baraccamenti, ecc). La vista sul ghiacciaio di Làres, sovrastato da Carè Alto, Monte Folletto, Corno di Cavènto e Crozzon di Làres, è grandiosa. Scesi quindi per un costone che domina l’Alta Val di Làres e il Lago di Làres, si arriva nell’alveo del torrente che scaturisce dal ghiacciaio, il cui fronte ora è ben lontano; guadato il corso d’acqua (guado che nelle ore più calde può potrebbe rivelarsi problematico costringendo a risalire fino al fronte della vedretta per attraversare sul ghiaccio), i segnavia conducono su un più agevole percorso che permette di superare le banconate di tonalite, modellate dall’azione erosiva del ghiacciaio, e di raggiungere la sponda orientale del Lago di Làres (m. 2655) (ore 4 dal Rifugio Carè Alto).

In prossimità dell’emissario del lago, si imbocca il sentiero che si abbassa lungamente fra le rocce montonate e i radi pascoli del ripido versante della sinistra orografica della Val di Làres. L’ambiente è selvaggio e solitario e la fatica comincia a farsi sentire; si passa nei pressi dei ruderi dell’ex Rifugio Làres (m. 2089) e, giunti sul fondovalle, cercando di evitare le zone paludose dovute ai frequenti straripamenti del Rio di Làres, si continua fino alla Malga Làres (m. 1891) posta su un panoramico dosso affacciato sulla Val di Genova e la Presanella.

Dal piccolo edificio, che costituisce un punto di riferimento e di riparo in caso di bisogno, il sentiero, in parte lastricato, scende tortuoso per la ripida scarpata boscosa, e, più in basso, affianca le spettacolari Cascate di Làres. Finalmente arrivati al Pian di Genova (m. 1110), sul fondo della Val di Genova, si supera il Ponte Rosso sul Fiume Sarca, dove termina l’Itinerario glaciologico ‘Vigilio Marchetti’.

Da qui, volgendo a destra sulla strada di fondovalle, in pochi minuti si può raggiungere il vicino Rifugio Fontanabona.

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