LA GUIDA

A ventun anni di distanza dalla sua nascita, ideato nel 1994 dalla Commissione Scientifica e dal Comitato Glaciologico della SAT, l’Itinerario glaciologico Vigilio Marchetti viene ora riproposto, ampliato e in parte modificato, non più in tre, bensì in quattro tappe. Una evoluzione, un prolungamento, una cornice ulteriore di fascino. Un po’ come è successo per il capofila degli itinerari ideati in questi ultimi decenni, il San Vili, a cui era stato accostato il Marchetti, un ‘San Vili d’alta montagna’. Anche per il Sentiero San Vili, infatti, nel 2014 è stata proposta una nuova versione con la nascita, accanto al percorso tradizionale, definito ora ‘San Vili alto’, di un nuovo ‘San Vili basso’.

marchetti cover ico

Se spirito comune dei due itinerari è quello di valorizzare le nostre montagne in tutti i loro aspetti e di stimolarne la frequentazione, ben diversi sono per la maggior parte gli ambienti attraversati. Proposta escursionistica di bassa e media montagna il San Vili, che si snoda fra prati, boschi, casolari abbandonati, antichi sentieri recuperati. Itinerario d’alta montagna il Vigilio Marchetti, in ambienti severi di grande bellezza, lungo le tracce ancora ben presenti della Guerra Bianca, nel mondo affascinante dei ghiacciai, attraverso quella che, nonostante il progressivo, inarrestabile arretramento, resta ancora una delle più ampie aree glacializzate delle Alpi. Non a caso i suoi ideatori lo hanno voluto intitolare a Vigilio Marchetti, l’appassionato glaciologo di Bolbeno, nelle Giudicarie, che per quasi quarant’anni ha percorso con grande passione ed impegno i ghiacciai fra Adamello, Presanella e Carè Alto, quale osservatore ufficiale del Comitato Glaciologico Italiano.

Quello che propone l’itinerario Marchetti è un alpinismo ‘a passo lento’, fatto con lo spirito di una volta; un’esperienza fisica, ma soprattutto emozionale e culturale, lungo i sentieri tracciati nei secoli da pastori e cacciatori e che furono, purtroppo, anche teatro della guerra più in quota della storia.

Dalla Val di Genova, attraverso le vedrette del Mandrón e delle Lobbie, per scendere poi in Val di Fumo; e quindi risalire verso la mole severa del Carè Alto, costeggiando la vedretta di Làres e discendendo per la bella e ancora incontaminata valle omonima. Un percorso emozionante attraverso alcuni degli ambienti più selvaggi del Trentino, fra corsi d’acqua e alte cascate (quelle di Nardis e di Làres, ma anche quelle che fuoriescono dalle vedrette del Mandrón e del Matarot) e laghi dalle acque cristalline; fra lingue glaciali e rocce che portano ben chiari i segni di millenni di erosione e modellamento; fra valli verdi, mondi di alpeggio e di malghe, dove l’uomo per secoli ha cercato con fatica di strappare ad una natura avara tutto quel poco che poteva dare: il fieno per il bestiame, il legname per costruire le case e per scaldarsi. Se oggi tutto questo mondo non è più luogo di fatiche, ma di svago per tanti turisti e alpinisti, questa pubblicazione è però anche un invito a non dimenticare ciò che è stato.

Con questa pubblicazione la SAT prosegue nel suo impegno statutario di valorizzazione della montagna, ma anche di promozione della cultura della montagna. In questa direzione vanno gli importanti capitoli sugli aspetti geologici e glaciologici, sulla flora e la fauna, sulla storia dell’esplorazione e sulle vicende belliche. Non solo una guida escursionistica, quindi, ma un importante apporto di conoscenza su una delle più belle zone del Trentino.

Il presidente della SAT

Claudio Bassetti

 

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